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Sentenza

Guardia di finanza - Scheda caratteristica - Competenza - Individuazione....
Guardia di finanza - Scheda caratteristica - Competenza - Individuazione.
Consiglio di Stato  sez. IV    Data:     29/07/2009 ( ud. 30/06/2009 , dep.29/07/2009 ) Numero:     4747


                         REPUBBLICA ITALIANA                         
                     IN NOME DEL POPOLO ITALIANO                     
                        Il Consiglio di Stato                        
              in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)               
ha pronunciato la presente                                           
                              DECISIONE                              
Sull'appello  n.  1264  del  2002,  proposto  dal  signor   D.    N.,
rappresentato e difeso dall'avv. Nicola Calvani, con domicilio eletto
presso il signor Arturo Sforza in Roma, via Ettore Rolli n. 24-C/11; 
                               contro                                
Il  Ministero  delle  finanze,  Comando  generale  della  Guardia  di
finanza,  in  persona  del  legale  rappresentante    pro    tempore,
rappresentato  e  difeso  dall'Avvocatura  generale   dello    Stato,
domiciliata per legge in Roma, via dei Portoghesi 12;                
per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo  regionale
per la Puglia, sezione prima, n. 3844 del 25 settembre 2001;         
Visto il ricorso in appello con i relativi allegati;                 
Viste le memorie difensive;                                          
Visti tutti gli atti della causa;                                    
Relatore  nell'udienza  pubblica  del  giorno  30  giugno  2009    il
Consigliere Diego Sabatino;                                          
Udito l'avv. Di Mattia su delega dell'avv.  Calvani  e  l'avv.  dello
Stato Fedeli:                                                        
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:              


Fatto

Con il ricorso n. 1264 del 2002, l'appellante ha appellato la sentenza del TAR per la Puglia, sezione I, n. 3844 del 25 settembre 2001, che ha respinto il suo ricorso proposto contro il Ministero delle finanze ed il Comando generale della Guardia di finanza per l'annullamento del provvedimento di rigetto del ricorso gerarchico in data 3 l gennaio 1997, prot. n. 3316/104 da lui presentato avverso il giudizio di valutazione sul servizio svolto nel periodo compreso fra il 21 novembre 1995 ed il 25 luglio 1996.

A sostegno delle doglianze proposte dinanzi al giudice di prime cure, la parte ricorrente aveva premesso:

- di prestare servizio presso il comando di brigata di Bisceglie della Guardia di finanza con il grado di maresciallo capo e di essersi sempre contraddistinto, nel corso della carriera, per l'impegno, e la professionalità dimostrati, come comprovato dalla documentazione caratteristica, conseguendo la qualifica di eccellente;

- che nel periodo di servizio prestato presso il comando di brigata della Guardia di finanza di Bisceglie dal 21 novembre 1995 al 24 luglio 1996 ha invece ricevuto la minore qualifica di "superiore alla media", in conseguenza dei rilievi mossi alla sua azione di comando ed a ingiustificabili riserve mentali nei confronti dei superiori;

- di aver proposto ricorso gerarchico al comandante della Legione XI della Guardia di finanza di Bari al fine di ottenere la revoca o la modifica di detto giudizio, ma che lo stesso è stato respinto con provvedimento 31 gennaio 1997, prot. n. 3316/104.

Costituitisi il Ministero delle finanze ed il Comando generale della Guardia di Finanza, il ricorso è stato respinto con la sentenza gravata.

Contestando le statuizioni del primo giudice, l'appellante ha dedotto l'erroneità della sentenza, in rapporto alle attribuzioni spettanti ai compilatori ed al revisore delle note caratteristiche impugnate.

Nel giudizio di appello, si sono costituiti il Ministero delle finanze ed il Comando generale della Guardia di Finanza, chiedendo di dichiarare inammissibile o, in via gradata, rigettare il gravame.

Alla pubblica udienza del 30 giugno 2009, il ricorso è stato discusso ed assunto in decisione.
Diritto

1. L'appello non è fondato e va respinto per le ragioni di seguito precisate.

Con un unico motivo di diritto, articolato su più profili, viene dedotta l'erronea valutazione della violazione e falsa applicazione della legge n. 1695 del 1962, del d.P.R. n. 429 del 1967, del d.P.R. n. 1126 del 1973, del D.M. Finanze del 1 agosto 1974; l'erronea valutazione della violazione dell'art. 3 della legge n. 241 del 1990; l'erronea valutazione dell'eccesso di potere per illogicità manifesta, omessa considerazione e travisamento dei presupposti, violazione della circolare del Comando generale della Guardia di finanza n. 40 del 1996.

2. Sotto un primo profilo, l'appellante censura la motivazione della sentenza, nella parte in cui il T.A.R. evidenzia come il giudizio del revisore delle note caratteristiche si fondi anche sulla base della conoscenza diretta del valutando. Secondo la ricostruzione operata dalla difesa, invece, la revisione avrebbe unicamente il compito di agire sul giudizio espresso dal primo e dal secondo compilatore e non potrebbe fondarsi su altri dati, attesa la mancata conoscenza diretta del valutando da parte del revisore.

3. La doglianza non ha pregio.

Innanzi tutto, va evidenziato come gli organi a cui compete la redazione delle note caratteristiche, ed in particolare della scheda valutativa dei militari della Guardia di finanza sono, per la compilazione, l'autorità dalla quale il militare dipende per il suo impiego, e per la revisione, le due autorità superiori nella stessa linea di servizio (art. 6 comma 1 del d.P.R. 13 febbraio 1967, n. 429 "Documenti caratteristici degli ufficiali, dei sottufficiali e dei militari di truppa della Guardia di finanza").

Certamente l'onere maggiore, di compilazione della quasi totalità del documento, ricade in capo al superiore diretto, ma tale potere è soggetto ad un duplice controllo, che non è di tipo meramente formale, visto che il superiore che revisiona il documento caratteristico ha il potere di dissentire ed il dovere di motivare l'eventuale proprio dissenso dal giudizio già espresso dall'autorità inferiore (art. 6 comma 10 del citato d.P.R.).

La norma non consente una differente articolazione del giudizio, visto che impone unicamente che questo sia effettuato dai superiori nella scala gerarchica del valutando. Pertanto, il primo o il secondo revisore ben possono avere conoscenza diretta del soggetto in esame o della sua attività, atteso che si tratta di personale comunque alle dipendenze dei militari incaricati della prima e della seconda revisione.

L'ipotesi di una ridotta possibilità di introdurre elementi diretti acquisiti è, infatti, una mera petitio principii, ed è contrastata dalla constatazione che è insita nel concetto di gerarchia, e ancora più rilevante nell'ambito militare, la possibilità che l'organo superiore si sostituisca a quello inferiore in tutte le attribuzioni.

Non può allora sostenersi, in assenza di una norma espressa, che al superiore sia impedito conoscere le vicende riguardanti tutto il personale a lui sottoposto, come se la circostanza della dipendenza da altro comandante, anch'esso subordinato, venisse ad interrompere il rapporto gerarchico tra soggetto valutato, da un lato, e revisore e secondo revisore, dall'altro.

Pertanto, affermare che il revisore non può introdurre nuovi elementi valutati conosciuti direttamente significa interpretare il citato comma 10 con una formula restrittiva, che non trova fondamento nei principi generali, né può essere dedotta dalla stessa norma che, prevedendo la possibilità di dissenso del revisore, comporta solo un obbligo motivazionale e non restringe la base del giudizio.

Inoltre, la scansione temporale della compilazione della documentazione caratteristica, prevista per la Guardia di finanza dall'art. 5 dello stesso d.P.R., e le diverse ragioni che la giustificano, come nel caso in specie (in cui la compilazione è avvenuta per trasferimento del compilatore), rende palese la possibilità, nel susseguirsi degli eventi, che in fatto il revisore possa anche essere stato a contatto per un periodo anche maggiore con il soggetto da valutare rispetto al suo comandante diretto.

La censura proposta non ha quindi riscontro, né normativo, né fattuale.

4. Sotto un secondo profilo, l'appellante si duole della genericità della motivazione addotta, ritenendola insufficiente a soddisfare l'obbligo spettante al revisore in caso di dissenso. In particolare, citando la circolare n. 40 del 1996 del Comando generale della Guardia di finanza, egli evidenzia come non possa essere assolto l'obbligo motivazionale con il mero ricorso a formule di rito.

5. La doglianza non ha pregio.

Occorre evidenziare, in primo luogo, che la compilazione dei documenti caratteristici avviene su moduli predisposti dall'amministrazione, non altrimenti sostituibili. Pertanto, anche da un mero punto di vista quantitativo, l'obbligo motivazionale imposto al superiore e necessario per il soddisfacimento delle ragioni dell'amministrazione non può estendersi oltre i limiti oggettivamente fissati dalla tipologia di documento impiegato e dallo spazio fisico ivi destinato.

Venendo invece al contenuto della scheda e del dissenso espresso, va rimarcato come il secondo revisore abbia dato conto delle circostanze che sostenevano la sua decisione, sotto il punto di vista dell'azione di governo del personale, sottolineando l'incapacità di mantenere l'armonia del reparto, e le riserve nei confronti dei diretti superiori.

Si tratta di elementi di notevole rilevanza, peraltro confermati dall'esame delle successive note caratteristiche allegate al ricorso di primo grado, che non solo motivano il dissenso, ma pongono in risalto una precisa conoscenza della dinamica degli elementi interni al comando brigata di Bisceglie.

La censura non può quindi essere accolta.

6. Sotto un terzo profilo, l'appellante introduce considerazioni sull'effettiva sussistenza dei presupposti per l'espressione del dissenso. A tal fine, viene evidenziato il livello operativo raggiunto dalla brigata di Bisceglie nel periodo in esame e l'entità dei risultati raggiunti, a riprova delle capacità professionali dell'appellante.

7. La censura non ha rilievo.

In disparte la considerazione che il tipo di valutazione che propone l'appellante intende sindacare il merito dell'azione amministrativa, va evidenziato come le ragioni del dissenso del secondo revisore, e quindi la motivazione del mutamento di qualifica finale, non siano state determinate da censure riguardanti gli aspetti operativi, sui quali si appunta l'interesse della difesa. Al contrario, è stata oggetto di critica l'attività di gestione del personale dipendente ed il modo dei rapporti con i superiori gerarchici, ossia il dissenso è stato espresso su profili che non vengono sono toccati dalle ragioni di doglianza in disamina né dalla documentazione prodotta.

Si tratta quindi, più che di un motivo infondato, di una questione inconferente.

8. Il rigetto nel merito del motivo di appello, nelle sue diverse prospettazioni, rende inutile la valutazione sulle questioni di inammissibilità del ricorso in primo grado, già superate dal T.A.R. e non riproposte dall'Avvocatura in grado di appello.

9. L'appello va quindi respinto. Sussistono peraltro giusti motivi per compensare integralmente tra le parti le spese processuali.
PQM
P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), respinge l'appello n. 1264 del 2002 e compensa integralmente tra le parti le spese del presente grado di giudizio.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 30 giugno 2009 con l'intervento dei Magistrati:

Luigi Maruotti, Presidente FF

Armando Pozzi, Consigliere

Sandro Aureli, Consigliere

Raffaele Greco, Consigliere

Diego Sabatino, Consigliere, Estensore

DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 29 LUG. 2009.
Avv. Antonino Sugamele

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