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Sentenza

Una concorrente viene esclusa dal concorso a 133 posti di vice commissario nel c...
Una concorrente viene esclusa dal concorso a 133 posti di vice commissario nel corpo di polizia penitenziaria.
Cons. Stato Sez. II, Sent., (ud. 18-06-2019) 05-08-2019, n. 5525


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 4512 del 2011, proposto dalla signora

A. -OMISSIS-, rappresentata e difesa dall'avvocato Riccardo Gozzi, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Giovanni Bettolo, 17;

contro

Ministero della Giustizia, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliataria ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;

Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria - Commissione ex art. 9, co. 6, D.M. n. 236 del 2001 non costituita in giudizio;

nei confronti

R.S.B., P.D.R., L.G., R.D.S. non costituiti in giudizio;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. LAZIO - ROMA: SEZIONE I QUATER n. -OMISSIS-/2010, resa tra le parti, concernente esclusione da concorso a 133 posti di vice commissario nel corpo di polizia penitenziaria.

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero della Giustizia;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 18 giugno 2019 il Cons. Carla Ciuffetti e uditi per le parti gli avvocati Simona Ghionni su delega Riccardo Gozzi, avv.to dello Stato Gianmario Rocchitta;
Svolgimento del processo - Motivi della decisione

1. La sentenza in epigrafe ha respinto il ricorso presentato dalla signora A. -OMISSIS- avverso l'atto di esclusione dal concorso pubblico per vice commissario di polizia penitenziaria indetto con P.D.G. in data 24 marzo 2006, per giudizio di inidoneità per difetto del requisito di statura minima, nonché avverso l'atto di approvazione della graduatoria e il bando di concorso nella parte in cui prevedeva che le candidate dovessero avere un'altezza non inferiore a 1,61 cm.

2.Con un unico motivo di appello, la ricorrente deduce l'erroneità, l'illogicità e il difetto della motivazione della sentenza impugnata in relazione ai motivi del ricorso di primo grado. Con tali motivi si deduceva la violazione degli artt. 3 e 51 Cost., degli artt. 1 e 2 della L. n. 874 del 1986 e del bando per mancanza dei presupposti e difetto della motivazione. La previsione contenuta nell'art. 2, comma 2, lett. l), n. 2 del bando del requisito minimo di statura delle concorrenti di cm 161 si fondava sull'art. 122 del D.Lgs. n. 443 del 1992, in base al quale, per il personale del Dipartimento di Polizia penitenziaria, dovevano essere recepite le prescrizioni stabilite per il personale della Polizia di Stato dalla L. n. 874 del 1986, attuata con D.P.C.M. n. 411 del 1987 (poi D.M. n. 198 del 2003). Tale dPCM non prevedeva tra i corpi ivi indicati la polizia penitenziaria e la disciplina ivi stabilita trovava applicazione per "determinate mansioni e qualifiche speciali". Dunque, secondo l'appellante, ne sarebbe stata illegittima l'applicazione estensiva al corpo della polizia penitenziaria, derogando, pur in mancanza di espressa previsione, al principio di non discriminazione per statura nei concorsi pubblici stabilito dall'art. 1 della L. n. 874 del 1986. Considerato che, ai sensi dell'art. 6 del D.Lgs. n. 146 del 2000, la qualifica di vice commissario comporta un ruolo direttivo e di indirizzo, la previsione di un requisito minimo di altezza per tale ruolo avrebbe richiesto una congrua motivazione. Inoltre, la previsione in questione del bando avrebbe dovuto essere interpretata nel senso che il requisito minimo di statura dovesse essere valutato nell'insieme dei requisiti di costituzione fisica pure previsti dal bando; invece, dall'impugnato giudizio di inidoneità, non risultava che la commissione di concorso avesse svolto una tale valutazione e, pertanto, il suddetto giudizio difettava di una congrua motivazione

In via subordinata, l'appellante solleva la questione di legittimità costituzionale delle disposizioni che compongono il quadro normativo illustrato nell'atto di appello alla luce degli artt. 3 e 4 della Costituzione.

3. Il Ministero della giustizia, costituito in giudizio con atto in data 10 maggio 2019, ha chiesto il rigetto dell'appello.

4. Il quadro normativo in cui si inscrive la controversia è stato ricostruito dalla sentenza impugnata in base ai seguenti riferimenti normativi, vigenti alla data di indizione del bando di concorso e del suo espletamento.

Per effetto del rinvio stabilito dall'art. 7, comma 5, del D.Lgs. n. 146 del 2000 (Adeguamento delle strutture e degli organici dell'Amministrazione penitenziaria e dell'Ufficio centrale per la giustizia minorile, nonché istituzione dei ruoli direttivi ordinario e speciale del Corpo di polizia penitenziaria) per l'accesso alla carriera dei funzionari e dall'art.9 del D.M. n. 236 del 2001 (Regolamento recante norme per l'accesso al ruolo direttivo, ordinario e speciale, del Corpo di polizia penitenziaria), a quella data vigenti, i requisiti psico-fisici e attitudinali di cui dovevano essere in possesso i candidati al concorso alla nomina di vice commissario penitenziario andavano determinati in applicazione delle disposizioni del D.P.R. n. 904 del 1983 (Approvazione del regolamento sui requisiti psico-fisici e attitudinali di cui devono essere in possesso gli appartenenti ai ruoli della Polizia di Stato che espletano funzioni di polizia ed i candidati ai concorsi per l'accesso ai ruoli del personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia) e successive modificazioni ed integrazioni, il cui art. 1 prevedeva il requisito di statura non inferiore a m 1,65 per gli uomini e a m 1,61 per le donne. Il decreto del Ministero dell'interno n. 198/2003 (Regolamento concernente i requisiti di idoneità fisica, psichica e attitudinale di cui devono essere in possesso i candidati ai concorsi per l'accesso ai ruoli del personale della Polizia di Stato e gli appartenenti ai predetti ruoli), emanato in attuazione dell'art. 55-bis del D.Lgs. n. 334 del 2000, non ha fatto venir meno il precedente requisito di statura minima.

All'esito di tale ricostruzione normativa, in conformità all'indirizzo di questo Consiglio (Cons. Stato, sez. IV 27 novembre 2008, n. 5859), correttamente il Tar ha ritenuto che il rinvio operato dagli artt. 7, comma 5, del D.Lgs. n. 146 del 2000 e 9 del D.M. n. 236 del 2001 avesse carattere dinamico e che il tenore letterale dell'art. 7, comma 5, del D.Lgs. n. 146 del 2000 che effettuava il rinvio al D.P.R. n. 904 del 1983, richiamando le "successive integrazioni e modificazioni" avesse inteso che tale rinvio riguardasse "anche le ulteriori fonti normative successive che dovessero disciplinare i requisiti per l'accesso alla Polizia di Stato".

In merito al motivo di appello relativo alla violazione degli artt. 1 e 2 della L. n. 874 del 1986 e del bando di concorso per mancanza dei presupposti e difetto della motivazione, il Collegio rileva che l'art. 14, comma 1, lett. n), n. 1, della L. n. 395 del 1990 (Ordinamento del Corpo di polizia penitenziaria), ha previsto il seguente criterio direttivo per l'esercizio della funzione normativa delegata da parte del Governo ai fini della determinazione delle modalità di assunzione e di accesso ai vari ruoli: "previsione che per l'accesso ai ruoli del Corpo di Polizia Penitenziaria siano richiesti i medesimi requisiti psicofisici previsti per l'accesso ai ruoli del personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia, di cui all'articolo 1 del regolamento approvato con D.P.R. 23 dicembre 1983, n. 904"; in base a tale criterio di delega, l'art. 122 del D.Lgs. n. 443 del 1992 ha previsto che il requisito di statura fosse individuato ai sensi del provvedimento di cui all'art.2 della L. n. 874 del 1986, che ha previsto che, entro 90 giorni dalla sua entrata in vigore, il Presidente del Consiglio dei Ministri potesse stabilire con proprio decreto, sentiti i Ministri interessati e le organizzazioni sindacali più rappresentative e la Commissione nazionale di parità tra uomo e donna, le mansioni e qualifiche speciali per le quali è necessario definire un limite di altezza e la misura di detto limite. Del resto, il citato D.P.R. n. 904 del 1983, richiamato dall'art. 14 della L. n. 395 del 1990, è stato successivamente adeguato alla L. n. 874 del 1986 con il D.P.R. n. 273 del 1990, prevedendo nell'art. 1 un meccanismo automatico di adeguamento del requisito dell'altezza a quello di volta in volta stabilito con specifici provvedimenti. L'art. 2 della L. n. 874 del 1986 è stato attuato con D.P.C.M. 22 luglio 1987, n. 411 e D.P.C.M. 30 settembre 1992, n. 432, che hanno stabilito limiti di statura per l'accesso ai ruoli della Polizia di Stato, applicabili anche al Corpo di polizia penitenziaria per effetto del criterio di delega legislativa sopra richiamato.

Sulla questione dei limiti di statura per la partecipazione ai concorsi pubblici, la Corte Costituzionale si è già chiaramente pronunciata (sentenza 15 aprile 1993, n. 163) enunciando il principio del divieto di discriminazione delle persone sulla base dell'altezza: "il principio di eguaglianza comporta che a una categoria di persone, definita secondo caratteristiche identiche o ragionevolmente omogenee in relazione al fine obiettivo cui è indirizzata la disciplina normativa considerata, deve essere imputato un trattamento giuridico identico od omogeneo, ragionevolmente commisurato alle caratteristiche essenziali in ragione delle quali è stata definita quella determinata categoria di persone. Al contrario, ove i soggetti considerati da una certa norma, diretta a disciplinare una determinata fattispecie, diano luogo a una classe di persone dotate di caratteristiche non omogenee rispetto al fine obiettivo perseguito con il trattamento giuridico ad essi riservato, quest'ultimo sarà conforme al principio di eguaglianza soltanto nel caso che risulti ragionevolmente differenziato in relazione alle distinte caratteristiche proprie delle sottocategorie di persone che quella classe compongono". La stessa pronuncia ha ritenuto che la previsione di uno stesso limite di statura per uomini e donne costituisse "un'irragionevole sottoposizione a un trattamento giuridico uniforme di categorie di persone caratterizzate, in base ai dati desumibili da una media statistica, da stature differenti", trattamento che non ricorre nella fattispecie.

Il Collegio rileva che l'art. 122 del D.Lgs. n. 443 del 1992 è stato superato dalla L. n. 2 del 2015 in tema di parametri psico-fisici da valutare nell'espletamento delle procedure concorsuali attinenti il reclutamento del personale da destinare alle Forze di Polizia a ordinamento militare e civile e al Corpo dei Vigili del Fuoco. Il regolamento di attuazione, di cui al D.P.R. n. 207 del 2015 (in vigore dal 13 gennaio 2016), ha definito i nuovi criteri da utilizzare per l'accertamento dei suddetti parametri, disponendo, all'art. 2, comma 1, la sostituzione definitiva del limite minimo dell'altezza, con nuovi parametri, indicati nell'allegato A; inoltre, lo stesso regolamento, all'art. 6, comma 2, rubricato "Abrogazioni", ha precisato che:" Dalla data di entrata in vigore del presente regolamento (gennaio 2016), fermo restando quanto previsto dall'articolo 5, comma 3, non è più applicabile, altresì, nessuna disposizione di natura regolamentare o amministrativa, che preveda limiti di altezza in materia di reclutamenti del personale delle Forze armate e per l'accesso ai ruoli del personale delle Forze di polizia a ordinamento militare e civile e del Corpo dei vigili del fuoco" e ha abrogato gli articoli 3, 4 e 5 del D.P.C.M. n. 411 del 1987.

5. Tanto premesso, il Collegio osserva che, alla data della partecipazione al concorso in questione, la disciplina dei limiti di statura per gli appartenenti al corpo della polizia penitenziaria costituiva l'esito di un rinvio dinamico alla normativa adottata per la Polizia di Stato, da applicare anche alla Polizia Penitenziaria per effetto della richiamata disposizione di delega di cui all'art. 14 comma 1, lett. n), n. 1 della L. n. 395 del 1990. Ciò porta a ritenere infondati, in conformità all'indirizzo giurisprudenziale di questo Consiglio (Cons. Stato, sez. IV, 30 giugno 2005 n. 3471, 26 giugno 2012, n. 3775 e, con riferimento alla disciplina applicabile ratione temporis, 13 agosto 2018, n. 4916) la tesi dell'appellante secondo la quale il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria avrebbe viceversa con ciò esteso oltre il consentito l'applicazione di una norma speciale, nonché i dubbi di legittimità costituzionale della disciplina che regola la fattispecie in esame prospettati in via subordinata con riferimento agli artt. 3 e 51 della Costituzione.

In merito a quanto dedotto dall'appellante circa l'esigenza di una valutazione complessiva dei requisiti di costituzione fisica e della statura che non sarebbe stata effettuata dalla commissione di concorso, il Collegio condivide la tesi del Tar per cui la clausola del bando di concorso, invocata dalla ricorrente a supporto delle proprie deduzioni, deve essere interpretata piuttosto nel diverso senso per cui "anche il possesso del requisito della statura (superiore a cm. 161, quindi) non esonera la commissione dall'accertare se la candidata, per tutta una serie di elementi ivi citati ("rapporto altezza - peso, il tono e l'efficienza delle masse muscolari, la distribuzione del pannicolo adiposo ed il trofismo") sia in possesso della robusta costituzione e dell'agilità necessarie per l'espletamento del servizio di polizia che potrebbero, in ipotesi, difettare anche in donne con altezza superiore a 161 cm.".

Per quanto sopra esposto, l'appello è infondato e va respinto. Sussistono giusti motivi per compensare le spese del presente grado di giudizio.
P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge e, per l'effetto, conferma la sentenza impugnata. Spese del grado di giudizio compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1, del D.Lgs. n. 196 del 2003, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare le parti del presente giudizio.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 18 giugno 2019 con l'intervento dei magistrati:

Gianpiero Paolo Cirillo, Presidente

Francesco Frigida, Consigliere

Giovanni Orsini, Consigliere

Carla Ciuffetti, Consigliere, Estensore

Francesco Guarracino, Consigliere
Avv. Antonino Sugamele

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