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Sentenza

Poliziotto smarrisce fuori servizio la tessera identificativa e la placca metall...
Poliziotto smarrisce fuori servizio la tessera identificativa e la placca metallica di risconoscimento. Violazione dell'obbligo di diligenza nella custodia e conservazione di materiali e documenti in uso
T.A.R. Lombardia Brescia Sez. I, Sent., (ud. 24-02-2021) 01-03-2021, n. 193
REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia

sezione staccata di Brescia (Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;

sul ricorso numero di registro generale 25 del 2021, proposto da -OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'avvocato Alessia Tuttobene, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;

contro

Ministero dell'Interno, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, presso la quale è domiciliato in Brescia, via S. Caterina, n. 6;

nei confronti

Questura di Brescia, non costituita in giudizio;

per l'annullamento

previa sospensione dell'efficacia,

del Provv. n. 1468 del 2020/Pers/Cat. 1.2.8 emesso dal Questore della Provincia di Brescia in data 4 novembre 2020 e notificato all'odierno ricorrente in data 6 novembre 2020;

nonché di ogni atto comunque presupposto, connesso e/o conseguente.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 24 febbraio 2021, svoltasi da remoto senza discussione orale, ex art. 25, II comma, del D.L. 28 ottobre 2020, n. 137, la dott.ssa Elena Garbari;

Ritenuto di definire il giudizio con sentenza in forma semplificata, ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm., omesso ogni avviso, come consentito dal ripetuto art. 25, II comma;
Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Il ricorrente, agente scelto della Polizia di Stato, deduce l'illegittimità della sanzione disciplinare della deplorazione, comminatagli per aver smarrito - fuori dal servizio - la tessera identificativa e la placca metallica di riconoscimento, che non sono stati più rinvenuti, venendo meno all'obbligo di diligenza nella custodia e conservazione di materiali e documenti in uso (sancito dall'articolo 25 del d.P.R. 782/1985 - regolamento di servizio).

Il provvedimento avversato è censurato per eccesso di potere nelle figure sintomatiche del falso presupposto, dell'illogicità, del travisamento ed erronea valutazione dei fatti, dell'insufficienza di motivazione e sproporzione nonché per violazione dell'art. 12 del D.P.R. n. 737 del 1981, perché dalla contestazione non risulterebbe la condotta che l'agente avrebbe dovuto in concreto tenere per assolvere all'onere di diligenza.

Alla Camera di Consiglio del 24 febbraio 2021, cui la causa è stata chiamata per l'esame dell'istanza cautelare, il ricorso è stato trattenuto in decisione, ravvisando il Collegio la sussistenza dei presupposti per la sua definizione con sentenza in forma semplificata a termini dell'articolo 60 c.p.a.

Va anzitutto evidenziato che secondo giurisprudenza consolidata il giudice amministrativo non può sostituirsi all'amministrazione nella valutazione dei fatti contestati, atteso che "la valutazione circa il rilievo e la gravità dell'infrazione disciplinare commessa dal militare è rimessa alla discrezionalità dell'Amministrazione, la quale, attraverso la commissione di disciplina, esprime un giudizio non sindacabile nel merito, ma soltanto in sede di legittimità nelle ipotesi in cui risulti abnorme o illogico in rapporto alle risultanze dell'istruttoria" (cfr. Cons. Stato, Sez. IV, 4 ottobre 2018, n. 5700)" (Cons. Stato Sez. II, 27 gennaio 2021, n. 825).

Ciò premesso, le censure articolate nel gravame non possono trovare accoglimento atteso che, a fronte della contestazione dell'inottemperanza all'obbligo di diligenza nella custodia e conservazione dei nominati documenti, per essere gli stessi stati riposti in un portadocumenti nella tasca posteriore dei pantaloni durante una passeggiata nell'affollata zona pedonale del lungolago di Desenzano del Garda, l'esponente si è limitato a dedurre di non averli smarriti, ma di aver subito un furto con destrezza, senza fornire la prova di aver assunto - antecedentemente all'evento causativo della perdita - tutte le misure di custodia e protezione del materiale idonee in ragione alle circostanze di tempo e di luogo, assumendo -per contro- che spettava all'amministrazione indicare, nella motivazione dell'atto avversato, il comportamento ritenuto conforme al ridetto obbligo di diligenza.

Né le argomentazioni difensive inerenti l'erronea qualificazione dell'evento occorsogli in termini di smarrimento anziché di furto (ipotesi quest'ultima che il Questore ha ritenuto inverosimile e pretestuosa) risultano idonee a comprovare la dedotta illegittimità del provvedimento disciplinare, considerato che la condotta ivi punita è quella tenuta prima della perdita dei documenti di riconoscimento, attribuita a modalità di custodia ritenute insufficienti e incongrue.

Infine, sotto il profilo della proporzionalità, la sanzione avversata risulta assunta in conformità all'articolo 5, comma 1, del D.P.R. 25 ottobre 1981, n. 737 (Sanzioni disciplinari per il personale dell'amministrazione di pubblica sicurezza), che, identificando le tassative ipotesi di illecito e le corrispondenti sanzioni graduate in relazione alla gravità dell'addebito, punisce con la deplorazione, tra l'altro, "7) la negligenza o l'imprudenza o la inosservanza delle disposizioni sull'impiego del personale e dei mezzi o dell'uso, nella custodia o nella conservazione di armi, esplosivi, mezzi, materiali, infrastrutture, carteggio e documenti".

Il ricorso deve quindi essere respinto, con conseguente condanna alle spese.
P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia sezione staccata di Brescia (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Condanna il ricorrente al pagamento all'amministrazione resistente delle spese di lite, che liquida in 500,00 (cinquecento//00) Euro, oltre oneri di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1 D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare il ricorrente.

Così deciso nella camera di consiglio del giorno 24 febbraio 2021, tenutasi mediante collegamento da remoto, ex art. 25, II comma, del D.L. 28 ottobre 2020, n. 137, con l'intervento dei magistrati:

Angelo Gabbricci, Presidente

Ariberto Sabino Limongelli, Consigliere

Elena Garbari, Referendario, Estensore
Avv. Antonino Sugamele

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