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Sentenza

. V. Brigadiere dei Carabinieri impugna il mancato riconoscimento di infermità ...
. V. Brigadiere dei Carabinieri impugna il mancato riconoscimento di infermità per causa di servizio (cardiopatia ischemica, complicata da infarto-miocardico misconosciuto, da malattia trivasale coronarica). Il Comitato di verifica per le cause di servizio è l'unico organo competente a esprimere un giudizio conclusivo circa il riconoscimento della dipendenza di infermità da causa di servizio.
Cons. Stato Sez. II, Sent., (ud. 08-02-2022) 07-03-2022, n. 1643
REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 3086 del 2017, proposto da -OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'avvocato Rossella Sclavi, domiciliato in via digitale come da pubblici registri;

contro

Ministero della Difesa e Ministero dell'Economia e delle Finanze, in persona dei legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliato in via digitale come da pubblici registri e domicilio fisico in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

per la riforma

della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la -OMISSIS-, n. -OMISSIS-, resa tra le parti;

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero della Difesa e del Ministero dell'Economia e delle Finanze;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 8 febbraio 2022 il Cons. Fabrizio D'Alessandri e uditi per la parte appellante l'avvocato Avv. Rossella Sclavi;
Svolgimento del processo

L'appellante ha impugnato la sentenza del T.A.R. -OMISSIS-, n. -OMISSIS-.

Egli, vice brigadiere dei Carabinieri, ha esposto che gli veniva diagnosticata una coronaropatia trivasale, con stenosi significativa del ramo interventricolare anteriore e del ramo circonflesso della coronaria sinistra e della coronaria destra; presenza di ipocinesia posteroinferiore basale; ispessimento con placca fibrocalcifica al bulbo in assenza di stenosi; con necessità di intervento chirurgico.

In data 5.3.2010 veniva sottoposto ad intervento chirurgico di "By pass x 3 mammaria int. Sx > disc. ant + mammi nt sx > radiale sx > marginale 1 > discendente posteriore".

In data 30.4.2010 presentava al Comando Legione Carabinieri -OMISSIS- domanda di riconoscimento di causa di servizio per l'infermità "cardiopatia ischemica, complicata da infarto-miocardico misconosciuto, da malattia trivasale coronarica", con ascrivibilità della stessa a una delle categorie di cui alla Tabella A e B del D.P.R. n. 834 del 1981 e concessione dell'equo indennizzo e del trattamento pensionistico privilegiato, allegando documentazione medica e perizia di parte; in particolare precisava: - di essere stato arruolato nell'Arma il 16.10.1980; - di ricoprite l'incarico dall'1.6.1981; - di aver prestato servizio nella Stazione di -OMISSIS-, svolgendo mansioni interne ed esterne, tipiche del servizio, ovverosia: servizi perlustrativi, pattugliamenti, pronti interventi per le richieste relative alla circolazione stradale, nonché lavoro d'ufficio, anche per orari prolungati diurni e notturni; - di essere, come vice brigadiere, comandante della squadra di soccorso alpino d in tali mansioni di essere sia istruttore di roccia che abilitato al soccorso sulle piste da sci; - durante l'alluvione in Valtellina del 1987 in quanto appartenente alla Squadra Soccorso Alpino Carabinieri, in qualità di istruttore, di aver organizzato i soccorsi alle popolazioni della Val Tartano ricevendo un Encomio Solenne da parte del Comandante Generale dell'Arma; - di ritenere che l'infermità di cui era affetto "cardiopatia ischemica, complicata da infarto-miocardico misconosciuto, da malattia trivasale coronarica" fosse da attribuire allo stress causato da fattori di servizio.

Sottoposto in data 19.11.2010 a visita presso la Commissione Medica Ospedaliera di -OMISSIS-, veniva giudicato "temporaneamente non idoneo al servizio d'istituto" per l'infermità di cui trattasi; successivamente, in data 15.12.2010, veniva nuovamente sottoposto presso la predetta Commissione, la quale in relazione all'infermità "Cardiopatia ischemica in esiti di triplice bpca" lo giudicava "non idoneo permanentemente al servizio d'istituto in misura parziale, idoneo alla riserva, idoneo al transito - a domanda - nelle corrispondenti qualifiche del ruolo civile del Ministero della Difesa, art. 14 L. n. 266 del 1999. Controindicati tutti i servizi ergonomicamente gravosi non interni fonte di potenziale stress psicofisico". Valutazione ai sensi del D.P.R. n. 834 del 1981 tab. A ctg 5 punto 12 qualora la medesima infermità venisse successivamente riconosciuta dipendente da causa di servizio".

Inoltre, ai fini del giudizio per l'equo indennizzo, tenuto conto delle varie menomazioni tempo per tempo riportate " 1) pregressa distorsione t/t sx con lesione p.p.a N.C.: 2) trauma distorsivo ginocchio dx stabilizzata in data 06/12/2005 ascritta A 8 MIN; 3) pregressa distorsione ginocchio dx con distrazione lcm e lesione menisco esterno stabilizzata in data 20.04.2007 ascritta alla categoria (...) B MAX; 4) pregressa distorsione cervico-lombare N.C.; 5) cardiopatia ischemica cronica in esiti di triplice bpac stabilizzata in data 15.12.2010 ascritta alla categoria (...) 5", la Commissione esprimeva giudizio di ascrivibilità della menomazione complessiva dell'integrità fisica, psichica o sensoriale alla tabella A categoria (...)^ e tabella A categoria (...)^, in relazione alle infermità fino ad allora riconosciute dipendenti da causa di servizio.

Ai fini del giudizio per la pensione privilegiata, la Commissione riteneva le citate menomazioni ascrivibili a Tabella A 8 e la menomazione di cui al n. 5 app. cardiocircolatorio ascrivibile a Tabella A 5.

Successivamente, con il decreto n. -OMISSIS- del 26.09.2014, il Ministero della Difesa - visto il parere del Comitato di Verifica per le Cause di Servizio (di seguito anche "CVCS") n. -OMISSIS- reso nell'adunanza n. -OMISSIS-, secondo il quale l'infermità "Pregressa Distorsione Cervico-Lombare" è da riconoscersi dipendente da fatti di servizio, mentre l'infermità "Cardiopatia Ischemica Cronica in esiti di bpac" non è da riconoscersi dipendente da fatti di servizio, rigettava le istanze presentate in data 26.5.2008 e in data 30.4.2010 per la concessione dell'equo indennizzo:

- quanto alla pregressa distorsione cervico-lombare, in quanto giudicata non ascrivibile a categoria di cui alle Tabelle A e B del D.P.R. n. 834 del 1981;

- quanto alla cardiopatia ischemica cronica in esiti di triplice bpac, in quanto non dipendente da causa di servizio.

L'interessato proponeva ricorso gerarchico avverso il provvedimento -OMISSIS-/19-1-2014 per effetto del quale era stato collocato in aspettativa per la durata giorni 303, dal 15.2.2010 al 14.12.2010 per infermità non dipendente da causa di servizio.

Il ricorso gerarchico veniva rigettato con il decreto del Ministero della difesa n. -OMISSIS- del 17.02.2015, con la motivazione che il suddetto provvedimento risultava correttamente adottato in virtù di quanto disposto nel decreto dirigenziale n. -OMISSIS- del 26.9.2014,

E' stato impugnato dinanzi al T.A.R. il decreto del Ministero della difesa n. -OMISSIS- del 26.09.2014, nonchè il parere, ivi richiamato, del CVCS, reso nell'adunanza n. -OMISSIS- e con motivi aggiunti il decreto del Ministero della difesa n. -OMISSIS- del 17.02.2015.

La sentenza segnata in epigrafe, che ha rigettato il ricorso ed i motivi aggiunti, è stata impugnata deducendo il seguente articolato motivo di appello:

I) Difetto di istruttoria e di motivazione; irragionevolezza, illogicità manifesta, contraddittorietà, travisamento dei fatti, sviamento della causa tipica.

Secondo l'appellante la sentenza avrebbe erroneamente ritenuto congruo il parere espresso dal CVCS nella parte in cui ha rileva che la patologia di cui egli aveva chiesto il riconoscimento "non può attribuirsi al servizio prestato, anche perché in esso non risultano sussistenti specifiche situazioni di effettivi disagi o surmenage psicofisico tali da rivestire un ruolo di causa o concausa efficiente o determinante così non risultando le dedotte carenze motivazionale ed istruttoria derivante, nella prospettazione del ricorrente, dalla forma stereotipa con cui è espresso il parere", rilevando il difetto di motivazione del parere del CVCS, di contenuto stereotipato, ed evidenziando i fattori di stress fatica fisica dell'attività prestata.

Si è costituita in giudizio l'amministrazione appellata, resistendo al ricorso.

L'appellante ha depositato memoria ex art. 73 c.p.a.

L'appello è stato trattenuto in decisione all'udienza pubblica dell'8.2.2022.
Motivi della decisione

1) L'appello si rivela infondato.

2) Le conclusioni cui è pervenuto il giudice di primo grado e le motivazioni che le giustificano risultano adeguate, ragionevoli e considivisibili e sono esenti da mende logiche o giuridiche.

L'appellante innanzitutto non censura i presupposti di diritto posti a base della sentenza gravata in ordine ai requisiti necessari per il riconoscimento della causa di servizio.

Al riguardo il T.A.R. ha rilevato che, in relazione alle patologie cd. endogene, "…l'infermità può essere attribuita a causa di servizio solo se nel servizio prestato sono individuabili episodi, condizioni ed eventi che, per il loro carattere eccezionale e tenuto conto della eziopatogenesi del singolo caso, possono assurgere al ruolo di concause, in senso medico-legale, cioè di fattori in assenza dei quali è certo o almeno probabile che il soggetto non sarebbe andato incontro all'insorgenza o ad una evoluzione della malattia particolarmente significativa nel determinismo della menomazione della sua integrità personale (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 14 aprile 2006, nr. 2156)…" (Cons. Stato, Sez. IV, 28 maggio 2009, n. 3335)".

Per contro l'appellante contesta decisamente, le risultanze in fatto acclarate nella sentenza in esame per disporre il rigetto del ricorso introduttivo e quello per motivi aggiunti; ovverosia la congruità del parere del CVCS, stante che lo stesso si paleserebbe viziato da difetto di motivazione; detto parere esprimerebbe infatti una motivazione stereotipata, che non avrebbe specificamente considerato il servizio svolto e l'esistenza di fattori di stress e fatica fisica presenti nell'attività prestata, aventi efficacia causale ai fini dell'insorgenza delle malattie in questione.

A supporto delle proprie critiche l'appellante richiama le valutazioni del proprio perito, secondo cui "la funzione di stressors, o di stimoli idonei a scatenare la reazione da stress, può essere svolta da svariati fattori, diversi sia quantitativamente che qualitativamente, a seconda della maggiore o minore resistenza di ogni singolo individuo. Gli effetti lesivi a parità di stimoli, possono manifestarsi a carico di organi diversi nei diversi individui, in base anche a fattori di predisposizione, potendo intervenire situazioni sia da sovra- che da sotto- stimolazione". In sintesi, l'attività svolta fino ad allora dall'appellante non poteva più essere svolta in quanto fonte di potenziale stress fisico e come tale controindicata e peraltro verso quella stessa stessa attività inopinatamente ed immotivatamente non sarebbe stata ritenuta causa o concausa dell'infermità, ritenuta conseguentemente non dipendente da causa di servizio.

Su tale punto decisivo il T.A.R. si sarebbe limitato a recepire acriticamente il parere del CVCS, ritenendolo erroneamente esaustivo, senza disporre la CTU richiesta dal ricorrente; peraltro sussisterebbe una palese ed ingiustificata incongruenza giacché la Commissione Medica nel verbale del 15.12.2010 aveva ritenuto l'esistenza di una inidoneità a svolgere le mansioni fino ad allora svolte in ragione della controindicazione a sforzi ergonomicamente gravosi fonte di potenziale stress fisico, mentre la motivazione del CVCS sarebbe stata improntata al richiamo di mere clausole di stile, non avendo accertato la riconducibilità ad attività lavorativa delle cause produttive di infermità o lesione, in relazione a fatti di servizio ed al rapporto causale tra i fatti e l'infermità o lesione.

Ciò posto, si osserva, come già anticipato, che le conclusioni della sentenza gravata sulla legittimità del parere del CVCS e del provvedimento gravato, che ha recepito sostanzialmente il parere del Comitato di Verifica, non risultano carenti di motivazione, né inficiate da vizi di istruttoria.

Il Comitato di verifica per le cause di servizio è l'unico organo competente a esprimere un giudizio conclusivo circa il riconoscimento della dipendenza di infermità da causa di servizio, avendo il D.P.R. n. 461 del 2001, agli artt. 11 e 12, affidatogli il compito di accertare l'esistenza del nesso causale (o concausale) con il servizio delle infermità contratte dai pubblici dipendenti (T.A.R. Lazio Roma Sez. I quater, 17/11/2021, n. 11859).

Il Comitato di verifica per le cause di servizio esprime un giudizio conclusivo, che rappresenta il momento di sintesi e di superiore valutazione dei giudizi espressi da altri organi precedentemente intervenuti, quale la Commissione medica ospedaliera, e costituisce un parere di carattere più articolato e complesso, sia per la sua composizione, nella quale sono presenti sia professionalità mediche che giuridiche ed amministrative, sia per la più completa istruttoria esperita, non limitata soltanto agli aspetti medico-legali (T.A.R. Lazio Roma Sez. I quater, 17/11/2021, n. 11859; T.A.R. Sicilia Catania Sez. I, 20-04-2021, n. 1253; Cons. Stato, sez. III, 14 gennaio 2021, n. 439; T.A.R. Calabria Catanzaro, Sez. I, 25/08/2009, n. 936).

Nella materia del riconoscimento della dipendenza da cause di servizio delle patologie sofferte dal pubblico dipendente, la manifestazione di giudizio espressa dal Comitato di verifica per le cause di servizio all'interno della sequenza procedimentale azionata, costituisce un giudizio conclusivo di sintesi e di composizione anche dei pareri resi dagli organi intervenuti nel procedimento (CMO) e di accertamento definitivo sulla riconducibilità più in generale ad attività lavorativa delle cause produttive delle patologie, in relazione a fatti di servizio e al rapporto causale tra i fatti e la patologia medesima.

Il giudizio espresso, in materia di equo indennizzo, dalla Commissione per le cause di servizio, è, nella sostanza, una manifestazione di giudizio ampia e complessa, essendo costituito il Comitato da professionalità mediche, giuridiche ed amministrative i cui pareri vengono riuniti nella definitiva e superiore valutazione adottata all'esito di un complesso procedimento amministrativo, la quale costituisce espressione di una valutazione discrezionale che, per i conosciuti limiti del sindacato giurisdizionale, è sindacabile dal giudice amministrativo nei soli casi in cui le determinazioni assunte siano affette da illogicità, irrazionalità, irragionevolezza manifeste, o siano state adottate per erroneità dei presupposti sottesi al giudizio conclusivo reso.

Il giudizio espresso dal Comitato di Verifica, nell'ambito delle sue esclusive competenze, è connotato da discrezionalità tecnica, come tale sindacabile (in senso debole) soltanto per manifesta illogicità o mancata considerazione di circostanze di fatto tali da incidere sulla valutazione conclusiva (TAR Campania Salerno, sez. I, 3 settembre 2010, n. 10718), nonché per palese difetto di istruttoria e di motivazione o di esaustività (TAR Campania Napoli, sez. VI, 14 luglio 2010, n. 16721), senza che in ogni caso tale sindacato possa estendersi al merito delle valutazioni medico-legali dell'amministrazione (T.A.R. Lombardia Milano Sez. III, 11/01/2021, n. 62).

Si tratta, quindi, di limite che permette al giudice amministrativo una valutazione esterna di congruità e sufficienza del giudizio di non dipendenza, vale a dire sulla mera esistenza di un collegamento logico tra gli elementi accertati e le conclusioni che da essi si ritiene di trarre, mentre l'accertamento del nesso di causalità tra la patologia insorta ed i fatti di servizio, che sostanzia il giudizio sulla dipendenza o meno dal servizio, costituisce tipicamente esercizio di attività di merito tecnico riservato all'organo medico (T.A.R. Campania Napoli Sez. VII, Sent., 18-04-2013, n. 2086; T.A.R. Napoli Campania, sez. VII, 11 marzo 2011, n. 1449; Cons. Stato, sez. IV, 6 maggio 2010, n. 2619).

Nel caso di specie la sentenza ha correttamente rilevato che il parere del CVCS fa specifica menzione della patologia di cui il ricorrente chiede il riconoscimento ("cardiopatia ischemica cronica in esiti di triplice BPAC"), affermando come essa possa derivare da fattori multipli costituzionali o acquisiti su base individuale, nonché che la stessa "…non può attribuirsi al servizio prestato, anche perché in esso non risultano sussistenti specifiche situazioni di effettivi disagi o surmenage psico-fisico tali da rivestire un ruolo di causa o concausa efficiente o determinante…"; per contro l'appellante non risulta aver allegato, né in sede di giudizio di primo grado, né in questa sede di appello, alcun elemento da cui poter trarre convincimenti in ordine a situazioni di carattere eccezionale che possano essere assurte al ruolo di concause, emergendo ragionevolmente invece che le attività descritte dall'appellante abbiano natura del tutto attinenti ad attività d'istituto di carattere ordinario (mansioni di perlustrazione, pattugliamento e pronto intervento tipiche del servizio, comando della squadra di soccorso alpino, anche con abilitazione al soccorso sulle piste di sci, organizzazione del soccorso alle popolazioni della Val Tartano durante l'alluvione in Valtellina del 1987).

Affinché sia affermabile la sussistenza di una causa di servizio è necessario che le attività svolte debbano essere eccedenti rispetto a quelle ordinarie, nel senso che nella nozione di concausa efficiente e determinante delle condizioni di servizio possono farsi rientrare soltanto i fatti ed eventi eccedenti le ordinarie condizioni di lavoro, gravosi per intensità e durata, che vanno necessariamente documentati, con esclusione per converso delle circostanze e condizioni del tutto generiche, quali inevitabili disagi, fatiche e momenti di stress, che costituiscono fattore di rischio ordinario in relazione alla singola tipologia di prestazione lavorativa (T.A.R. Campania Napoli Sez. VII, Sent., 18 aprile 2013, n. 2057; Cons. Stato, 11 maggio 2007, n. 2274; T.A.R. Lazio, sez. I, 23 giugno 2003 n. 5513 e 3 aprile 2008, n. 2828; TAR Toscana, 17 dicembre 2001, n. 1986; Corte dei Conti Sardegna, sez. giurisdizionale, 9 febbraio 1995, n. 63).

Non risultano in definitiva comprovate le carenze motivazionale e di istruttoria lamentate dal ricorrente e la motivazione del parere del CVCS, per quanto succinta, evidenza adeguatamente le ragioni del rigetto dell'istanza di riconoscimento della causa di servizio.

3) L'appellante ha poi rilevato un ulteriore profilo di contraddittorietà e illogicità nel riferimento normativo sulla cui base sarebbe stato espresso il parere, e in particolare nell'art. 58 D.P.R. 03 maggio 1957, n. 686 - ai sensi del quale "Nulla può essere liquidato all'impiegato se la menomazione della integrità fisica sia stata contratta per dolo o colpa grave di lui" - che sarebbe a suo avviso del tutto estraneo e inconferente nella fattispecie in esame.

La censura è infondata, non assurgendo tale riferimento normativo a fattore motivazionale determinante del provvedimento gravato.

4) Sempre secondo l'appellante la motivazione della sentenza impugnata risulterebbe inoltre "manifestatamente illogica, del tutto incongruente e frutto di evidente copia incolla da altre sentenze analoghe nella parte in cui respinge la censura inerente il giudizio di non ascrivibilità a tabella dell'infermità "Pregressa distorsione cervico-lombare", in quanto il ricorrente non aveva in alcun modo sollevato il problema di un contrasto fra quanto affermato dalla CMO e quanto asserito dal comitato, limitandosi a ritenere il parere scorretto perché il fatto che l'infermità non sia ricompresa in modo specifico nelle tabelle non può condurre tout court alla mancata ascrivibilità, poiché per escluderne l'ascrivibilità si sarebbe dovuto procedere ad un giudizio di analogia e/o equivalenza con le infermità previste e, fatto questo, dare conto, esponendone le ragioni, che anche in base ad un giudizio analogico e/o di equivalenza non si poteva comunque giudicare l'infermità ascrivibile a tabella".

Al contrario, il parere del CVCS non avrebbe eseguito un giudizio di equivalenza.

Anche quest'ultima censura è da rigettare, in quanto non sono state dedotte, né in primo grado, né in appello, le specifiche ragioni per le quali in presenza di una infermità non inserita in tabella, si sarebbe dovuto trarre un giudizio di equivalenza con altra contenuta in tabella; né tanto meno c ha indicato con quale specifica patologia tabellata si sarebbe dovuto operare il giudizio di equivalenza.

5) Per le suesposte ragioni l'appello va rigettato.

Le specifiche circostanze inerenti al ricorso in esame costituiscono elementi che militano per l'applicazione dell'art. 92 c.p.c., come richiamato espressamente dall'art. 26, comma 1, c.p.a. e depongono per la compensazione delle spese del grado di giudizio di appello tra le parti.
P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo rigetta.

Compensa le spese di lite del grado di appello.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui di cui all'articolo 52, commi 1 e 2, del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, e all'articolo 9, paragrafi 1 e 4, del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016 e all'articolo 2-septies del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, come modificato dal D.Lgs. 10 agosto 2018, n. 101, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 8 febbraio 2022 con l'intervento dei magistrati:

Carlo Saltelli, Presidente

Giancarlo Luttazi, Consigliere

Giovanni Sabbato, Consigliere

Antonella Manzione, Consigliere

Fabrizio D'Alessandri, Consigliere, Estensore
Avv. Antonino Sugamele

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