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Sentenza

Primo Maresciallo dell'Esercito impugna il decreto del Ministero della Difesa, D...
Primo Maresciallo dell'Esercito impugna il decreto del Ministero della Difesa, Direzione Generale della Previdenza Militare della Leva e del Collocamento al Lavoro dei Volontari Congedati, con cui l'Amministrazione ha affermato non essere dipendente da causa di servizio l'infermità da cui lo stesso è affetto con la presupposta delibera del Comitato di Verifica per le Cause di Servizio.
T.A.R. Sicilia Catania Sez. III, Sent., (ud. 15/07/2020) 03-08-2020, n. 1993


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

sezione staccata di Catania (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 691 del 2016, proposto da

-OMISSIS-, rappresentato e difeso dagli avvocati Fabrizio Calvo e Giuseppe Ferraro, con domicilio eletto presso lo studio Fabrizio Calvo in Catania, Via P. Mascagni 110;

contro

Ministero della Difesa, Comitato di Verifica per le Cause di Servizio del Ministero dell'Economia e delle Finanze, in persona del Ministro, rappresentati e difesi dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Catania, domiciliataria in Catania, Via Vecchia Ognina 149;

per l'annullamento

a) del decreto n. -OMISSIS- del Ministero della Difesa, Direzione Generale della Previdenza Militare della Leva e del Collocamento al Lavoro dei Volontari Congedati, con cui l'Amministrazione ha affermato non essere dipendente da causa di servizio l'infermità da cui il ricorrente è affetto ("-OMISSIS-"); b) della presupposta delibera del Comitato di Verifica per le Cause di Servizio in data -OMISSIS-.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore IL giorno 15 luglio 2020 il dott. Daniele Burzichelli;
Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Il ricorrente, Primo Maresciallo dell'Esercito, ha impugnato: a) il decreto n. -OMISSIS- del Ministero della Difesa, Direzione Generale della Previdenza Militare della Leva e del Collocamento al Lavoro dei Volontari Congedati, con cui l'Amministrazione ha affermato non essere dipendente da causa di servizio l'infermità da cui lo stesso è affetto ("-OMISSIS-"); b) la presupposta delibera del Comitato di Verifica per le Cause di Servizio in data -OMISSIS-.

Occorre precisare che, nel rendere il prescritto avviso, il Comitato di Verifica per le Cause di Servizio ha affermato che la la menzionata infermità costituisce una -OMISSIS-" sulla quale "non può avere nocivamente influito, neppure sotto il profilo concausale efficiente e determinante, il servizio reso e non caratterizzato da condizioni di particolare e protratta gravosità".

Il ricorrente ha dichiarato in sede di gravane di avere svolto, "-OMISSIS-tecnicamente definito 'edificio semiprotetto' senza finestre e, quindi, dotato solo di luce artificiale ed aria forzata" e che "le specifiche mansioni" da egli espletate "non possono essere esplicitate in quanto 'riservate' per motivi di sicurezza nazionale, salvo che i superiori gerarchici, ovvero il giudice adito, autorizzi alla specifica indicazione delle stesse mansioni esonerando il ricorrente dalla riservatezza".

L'Amministrazione intimata, costituitasi in giudizio, ha eccepito il difetto di legittimazione passiva del Comitato di Verifica per le Cause di Servizio e ha chiesto, per il resto, il rigetto del gravame, svolgendo articolate difese di merito, evidenziando, in particolare, che l'avviso tecnico-discrezionale del Comitato di Verifica può essere sindacato in sede giurisdizionale solo nel caso di manifesta irragionevolezza e che incombe sull'interessato l'onere di provare la connessione fra la patologia e gli eccezionali fatti di servizio.

La Sezione, onde poter valutare "cognita causa" la domanda del ricorrente ha disposto incombenti istruttori con ordinanza istruttoria n. -OMISSIS- al fine di acquisire conoscenza delle puntuali mansioni svolte dall'interessato a far data -OMISSIS-e per valutarne la possibile incidenza causale o concausale efficiente e determinante sull'insorgenza della patologia.

In particolare, il Tribunale ha chiesto all'Amministrazione quali siano state le mansioni effettivamente svolte dal ricorrente a far data -OMISSIS-e con quali modalità e in quali locali le stesse siano state espletate (con l'eventuale deposito dei relativi chiarimenti in busta chiusa nel caso sussistessero ragioni di riservatezza).

L'Amministrazione ha adempiuto l'incombente istruttorio, depositando una puntuale relazione in cui sono state analiticamente indicate le mansioni e i locali ove il ricorrente ha svolto il servizio a far data dall'1 novembre 1996.

Con memoria in data 11 giugno 2020 il ricorrente, nel ribadire le proprie difese, ha precisato, in particolare, quanto segue: a) risulta che il ricorrente ha prestato servizi per significativi periodi in un bunker; b) non è contestato che il ricorrente abbia svolto turni di servizio di 24 ore consecutive dal novembre 1996 al gennaio 2010.

In data odierna la causa è stata trattenuta in decisione.

Il Collegio ritiene che sussista la legittimazione passiva del Ministero dell'Economia e delle Finanze, tenuto conto del ruolo svolto nell'ambito del procedimento dal Comitato di Verifica per le Cause di Servizio.

Invero, la circostanza che il parere reso da tale organo costituisca un atto endoprocedimentale non fa venir meno la lesività dell'atto stesso, visto che il provvedimento finale si fonda esclusivamente sul parere del Comitato.

L'art. 14 del D.P.R. n. 461 del 2001 stabilisce, infatti, che: a) "l'Amministrazione si pronuncia sul solo riconoscimento di infermità o lesione dipendente da causa di servizio, su conforme parere del Comitato"; b) "l'Amministrazione che, per motivate ragioni, non ritenga di conformarsi a tale parere, ha l'obbligo di richiedere ulteriore parere al Comitato, che rende il parere entro trenta giorni dalla ricezione della richiesta; c) "l'Amministrazione adotta il provvedimento nei successivi dieci giorni motivandolo conformemente al parere del Comitato".

Ai sensi della predetta disposizione, quindi, l'organo di amministrazione attiva che interviene a conclusione del procedimento può esprimere il proprio giudizio finale facendo proprio, anche con rinvio "ob relationem", il parere espresso dal suddetto Comitato, mentre una motivazione specifica e puntuale è dovuta nei soli casi in cui l'Amministrazione, in base a elementi di cui disponga e che non siano stati vagliati dal Comitato, ovvero in presenza di evidenti omissioni e violazioni delle regole procedimentali, ritenga di non poter aderire al parere del predetto consesso (cfr., fra le tante, Cons. St., sez. VI, 14/08/2007 n. 4471; Id., sez. III, 28/05/2012 n. 3141). In tal caso, resta fermo l'obbligo di chiedere un nuovo parere, che a quel punto diviene vincolante.

Vale a dire che nel suddetto procedimento il parere del Comitato si impone all'Amministrazione, in quanto momento di sintesi e di superiore valutazione che, pertanto, può essere assunto come motivazione unica della motivazione finale (cfr. Consiglio di Stato, sez. VI, 01/12/2009 n. 7516).

Tanto precisato, a giudizio del Collegio il ricorso è infondato per le ragioni di seguito indicate.

Come già ritenuto da questa Sezione in relazione a controversie di analogo contenuto (cfr., ad esempio, la sentenza n. 1803/2019 del 18 luglio 2019) e come ripetutamente affermato dalla giurisprudenza (cfr., fra le altre, T.A.R. Calabria, Catanzaro, II, n. 162/2019, T.A.R. Puglia, Lecce, II, n. 1216/2018, T.A.R. Molise, Campobasso, I, n. 1/2019 e n. 475/2018, T.A.R. Lazio, Roma, I-bis, n. 4762/2018 e n. 4435/2018, T.A.R. Lazio, Latina, I, n. 71/2018, T.A.R. Marche, Ancona, I, n. 767/2017, T.A.R. Puglia, Lecce, II, n. 1431/2917, n. 1432/2017, n. 1190/2017 e n. 1016/2017, T.A.R. Puglia, Bari, II, n. 692/2017, T.A.R. Lazio, Roma, I-bis, n. 1707/2017, n. 653/2017 e n. 580/2017, T.A.R. Emilia-Romagna, Parma, I, n. 303/2017, T.A.R. Marche, Ancona, I, n. 270/2016, n. 235/2016 e n. 80/2016, T.A.R. Campania, Napoli, VI, n. 1984/2016 e n. 1433/2016, T.A.R. Toscana, Firenze, I, n. 501/2016 e n. 131/2016, T.A.R. Puglia, Lecce, II, n. 2652/2015), ai fini del riconoscimento della causa di servizio vanno allegati e documentati specifici episodi di servizio risultati particolarmente gravosi, eccezionali ed esorbitanti rispetto agli ordinari compiti d'istituto, come tali idonei ad incidere in maniera determinante sul manifestarsi delle infermità evidenziate, quantomeno sul piano concausale, non rilevando, di contro, circostanze e condizioni del tutto generiche, quali inevitabili disagi, fatiche e momenti di stress, che costituiscono fattore di rischio ordinario in relazione alla singola tipologia di prestazione lavorativa.

Nel caso di specie il ricorrente, a prescindere dalla questione dei turni continuativi per ventiquattro ore, non ha allegato circostanze specifiche in ordine al presunto surmenage lavorativo, né ha fatto riferimento ad episodi particolarmente gravosi, eccezionali ed esorbitanti rispetto agli ordinari compiti d'istituto, posto che la prestazione professionale caratteristica del ruolo rivestito dall'interessato comporta comunque la fisiologica esposizione ad alcuni fattori stressanti di natura ordinaria (come il prestare servizio anche in locali areati artificialmente, con l'ulteriore precisazione che non si comprende quale incidenza causale possa tale circostanza spiegare sull'insorgenza di una-OMISSIS-) e , comunque, presunti episodi particolarmente gravosi non risultano sostenuti nel caso di specie da alcun principio di prova (che parte ricorrente avrebbe ben potuto offrire accedendo ai relativi documenti nella disponibilità dell'Amministrazione), ovvero, come già indicato, non si riferiscono a fatti sufficientemente puntuali e specifici, dovendo precisarsi che il relativo onere probatorio in relazione alle eccezionali condizioni atipiche e avverse in cui l'interessato avrebbe operato grava sulla parte ricorrente (sul punto, cfr., ad esempio, T.A.R. Campania, Napoli, VI, n. 3441/2019 e T.A.R. Emilia-Romagna, Bologna, I, n. 224/2016), allorquando la stessa ritenga che l'Amministrazione non abbia espletato d'ufficio l'istruttoria procedimentale in modo esaustivo.

Per quanto attiene ai presunti turni continuativi di ventiquattro ore, occorre, invece, osservare che, a differenza di quanto ritenuto dal ricorrente, il fatto in questione non può affatto considerarsi non contestato (e, pertanto, provato ai sensi dell'art. 64, secondo comma, c.p.a.).

L'Amministrazione, infatti, ha ritenuto che "il servizio reso" non fosse stato "caratterizzato da condizioni di particolare e protratta gravosità" e la presente controversia esiste proprio in quanto il ricorrente contesta tale affermazione e sostiene di avere svolto, tra l'altro, turni continuativi di ventiquattro ore.

Inoltre, nelle proprie difese l'Amministrazione ha ribadito che la valutazione del Comitato di Verifica per le Cause di Servizio doveva giudicarsi legittima e che spettava all'interessato fornire prova dei fatti straordinari relativi al servizio rilevanti ai fini dell'eziopatogenesi dell'infermità, ciò che costituisce puntuale contestazione dell'affermazione del ricorrente secondo cui i compiti dallo stesso espletati sarebbero risultati esorbitanti - inclusi i turni continuativi di ventiquattro ore - rispetto alle sue mansioni caratteristiche.

Il ricorrente, d'altro canto, non ha fornito alcun riscontro probatorio alla sua affermazione relativa ai presunti turni continuativi di ventiquattro ore, mentre egli avrebbe potuto comodamente richiedere all'Amministrazione di fornirgli copia dei necessari atti attestanti tale circostanza (atteso che la presenza dei dipendenti in ufficio viene debitamente registrata).

Ne consegue che gli atti impugnati risultano adeguatamente sostenuti dal risolutivo riferimento alla circostanza, contenuta nel parere reso dal Comitato di Verifica per le Cause di Servizio, che nella specie i fatti del servizio non possono avere rivestito un ruolo causale o concausale nell'insorgenza delle patologie (come risulta, appunto, dalla sopra menzionata affermazione dell'organo consultivo).

Tale affermazione, invero, non può considerarsi una mera formula di stile, esprimendo essa, seppure in forma succinta, lo stringente e decisivo rilievo secondo cui, alla luce della giurisprudenza sopra indicata, non risulta possibile il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio nel caso in cui non siano individuabili fatti di servizio eccezionalmente gravosi rispetto agli ordinari compiti di istituto.

In questa prospettiva, anche volendo prescindere dai consueti rilievi sui noti limiti del sindacato giurisdizionale sull'attività tecnico-discrezionale dell'Amministrazione, deve ritenersi la piena consistenza dell'affermazione resa dal Comitato di Verifica quanto alla mancata incidenza del servizio sull'eziopatogenesi delle infermità, poiché esse non possono attribuirsi al servizio prestato in quanto in esso non sono rinvenibili modalità di svolgimento esorbitanti l'espletamento degli ordinari compiti di istituto.

Per le assorbenti e risolutive argomentazioni che precedono, il ricorso va rigettato, mentre, tenuto conto della particolare materia trattata, le spese di lite possono essere eccezionalmente compensate.
P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione Staccata di Catania (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso come in epigrafe proposto, lo rigetta e compensa fra le parti le spese di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di legge, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute della parte ricorrente.

Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 15 luglio 2020 con l'intervento dei magistrati:

Daniele Burzichelli, Presidente, Estensore

Giuseppa Leggio, Consigliere

Diego Spampinato, Consigliere
Avv. Antonino Sugamele

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