Notizie, Sentenze, Articoli - Avvocato Militare Trapani

Sentenza

Negata l'applicazione della causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis cod....
Negata l'applicazione della causa di non punibilità di cui all'art. 131-bis cod. pen.; accordata la prevalenza alle già riconosciute attenuanti generiche e riduzione della pena principale alla misura di quattro mesi di reclusione militare.
Cass. Penale Sent. Sez. 1 Num. 7313 Anno 2024
Presidente: MOGINI STEFANO
Relatore: CENTOFANTI FRANCESCO
Data Udienza: 22/11/2023
SENTENZA
sul ricorso proposto da
L.G. , nato a V.d.L. il .....
avverso la sentenza del 22/03/2023 della Corte militare di appello
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Francesco Centofanti;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale militare
Luigi Maria Flamini, che ha chiesto dichiararsi inammissibile il ricorso;
lette le conclusioni del difensore dell'imputato, avvocato Agostino Bellucci, che
ha chiesto accogliersi il ricorso;
RITENUTO IN FATTO
1. Con la sentenza in epigrafe la Corte militare di appello ha confermato, in
punto di penale responsabilità, la decisione dibattimentale di primo grado, con la
quale G.L., luogotenente dell'Arma dei Carabinieri, comandante la
stazione di P., era stato dichiarato colpevole di concorso in violata
consegna pluriaggravata, per avere distolto altri militari dell'Arma, a lui
sottordinati, dal servizio di pattuglia cui erano assegnati, affidando loro
incombenze di natura privata e comunque estranee ai compiti istituzionali.
Il giudice di secondo grado negava l'applicazione della causa di non
punibilità di cui all'art. 131-bis cod. pen.; accordava tuttavia prevalenza alle già
riconosciute attenuanti generiche e riduceva la pena principale alla misura di
quattro mesi di reclusione militare.
2. L'imputato ricorre per cassazione, per il tramite del difensore di fiducia,
avvocato Giuseppe Della Monica, denunciando mediante unico motivo il vizio di
motivazione quanto al diniego della causa di non punibilità da particolare tenuità
del fatto.
Il ricorrente ricorda che il diniego è stato ancorato, dal giudice a quo,
all'intensità del dolo e ai profili di offensività della condotta rappresentati
dall'espediente escogitato per la deviazione del tragitto (l'effettuazione di un non
necessario rifornimento di carburante alla vettura di servizio), dall'abuso della
posizione di comando e dal danno di immagine subito dall'Arma.
La difesa contesta tali elementi.
Nessun espediente sarebbe stato messo in campo, perché la vettura
necessitava realmente di rifornimento e il distributore di carburante raggiunto
era quello più vicino. Le dichiarazioni dei militari di pattuglia, esaminati in
dibattimento, che confermerebbero tali circostanze, sarebbero state ignorate. Se
di espediente si fosse trattato, non si spiegherebbe l'annotazione solo postuma
del dato nella copia dell'ordine di servizio prodotto dal pubblico ministero e la sua
mancata annotazione in altra copia.
Il rilievo sull'intensità del dolo sarebbe meramente assertivo.
Il diniego della causa di non punibilità striderebbe, infine, con il formulato
giudizio di prevalenza delle attenuanti generiche.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è inammissibile, innanzitutto perché esso non si confronta con
l'intero apparato motivazionale della sentenza impugnata, che ha ancorato il
giudizio di non particolare tenuità del fatto ad una pluralità di indicatori, tra cui
l'abuso della posizione di comando e il danno di immagine subito dall'Arma,
idonei di per sé a giustificare la decisione adottata, non censurata dunque nella
sua intera ed effettiva portata. Il difetto di adeguata correlazione tra le
argomentazioni spese dal giudice di merito, e quelle poste a fondamento
dell'impugnazione, ridonda inevitabilmente nel vizio di aspecificità di quest'ultima
(tra le molte, Sez. 4, n. 18826 del 09/02/2012, Pezzo, Rv. 253849-01).
2. Il ricorso è inammissibile, sotto altro aspetto, perché, a proposito
dell'unico indicatore realmente censurato, quello incentrato sulla maliziosità della
condotta, svolge considerazioni non consentite in sede di legittimità, perché
meramente rivalutative del fatto e della prova, oggetto rispettivamente, da parte
della sentenza impugnata, di ricostruzione e valutazione non manifestamente
illogiche.
3. Il ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza, infine, ove denuncia
un'inesistente contraddizione tra il diniego della causa di non punibilità, opposto
dal giudice a quo sulla base di elementi oggettivi e soggettivi inerenti al fatto ed
alle sue conseguenze, e la prevalenza da quel giudice accordata alle attenuanti
generiche, viceversa giustificata dai distinti elementi rappresentati dalla
complessiva personalità dell'imputato e dalla sua condotta processuale.
4. Alla declaratoria di inammissibilità segue la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese processuali e - per i profili di colpa correlati all'irritualità
dell'impugnazione (Corte cost., sentenza n. 186 del 2000) - di una somma in
favore della Cassa delle ammende nella misura che, in ragione delle questioni
dedotte, si stima equo determinare in tremila euro.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle
ammende.
Così deciso il 22/11/2023
Avv. Antonino Sugamele

Richiedi una Consulenza